Nella
lotta contro il rincaro dei prezzi gli
imprenditori agricoli sono i naturali alleati
dei consumatori. Non c’è alcun dubbio che il
lievitare dei prezzi, che danneggia le famiglie
italiane, certo non dipende dalle nostre
imprese, primo anello della catena alimentare. I
responsabili di questa situazione vanno cercati
altrove, vale a dire in tutti quei soggetti
“intermedi” che si pongono fra il produttore e
il consumatore. Con queste parole Salvatore
Ciardiello presidente della Cia interprovinciale
Napoli-Caserta, commenta il rincaro dei prezzi
di vari generi alimentari; una situazione che-
evidenzia Ciardiello- rischia di avere effetti
negativi sulle tasche dei cittadini italiani. In
media, dal campo alla tavola la “forbice” dei
prezzi si allarga di cinque - sei volte, il che
indica con tutta probabilità un problema nella
lunga filiera dal produttore al consumatore che
potrebbe e dovrebbe essere evitato. E’
necessario sottolineare infatti, che gli attuali
andamenti al rialzo di alcune materie prime
agricole, quali cereali e latte, non sono
causati dagli agricoltori. I dati rilevati
dimostrano chiaramente che i rincari hanno
praticamente coinvolto tutti i fattori di
produzione agricola. Sulla base delle ultime
rilevazioni emergono -evidenzia Ciardiello-
rispetto al 2002 aumenti stellari per i concimi
del 116/170 per cento, per i mangimi del 27 per
cento, per il gasolio del 98 per cento, per il
gas del 40 per cento. Soprattutto a causa dei
forti rincari dei mangimi, è la zootecnia uno
dei settori a registrare le conseguenze più
negative. Va poi sottolineato che il valore del
prodotto agricolo rappresenta spesso una parte
limitata del valore al consumo, in particolare
per i trasformati. Ad esempio, un litro di latte
alla stalla costa 0,34 euro, mentre al consumo
arriva ad 1,40 euro. Il che rende evidente che
la parte agricola incide poco più del 20 per
cento sul prezzo finale. La questione del prezzo
del latte merita un ulteriore approfondimento.
In Italia aumenta del 325% dalla stalla alla
tavola, con importi riconosciuti agli allevatori
tra i più bassi in Europa che non coprono più
neanche i costi di produzione, mentre i
consumatori lo pagano a livelli record. Di
fronte a tali dati , appare sempre più
necessario -evidenzia Ciardiello- apportare un
sostanziale riequilibrio al mercato, riducendo
la forbice, sempre più elevata, tra i prezzi dal
campo alla tavola. E la proposta sul doppio
prezzo (sia quello di origine che di consumo)
potrebbe rappresentare un deterrente per evitare
rincari ingiustificati che alimentano soltanto
l’inflazione e causano pesanti ripercussioni per
la spesa degli italiani, con conseguente calo
nei consumi. Per contenere la corsa dei prezzi,
soprattutto sul fronte agroalimentare bisogna
superare le attuali inefficienze della filiera,
rendendo più stretti e realmente proficui i
rapporti tra i vari soggetti. Le speculazioni
che sembrano essersi innescate devono trovare,
infatti , -secondo Ciardiello -una barriera
nell’alleanza, sempre più salda, fra produttori
agricoli e cittadini-consumatori.
12/06/2008